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Tra Spazio e Tempo ed esortazioni per spiriti liberi.

10 Nov

Trova il tuo posto nel mondo: mi ha sempre affascinata questa esortazione. Ha un qualcosa di solenne, che sembra collegare il proprio piccolo presente al grande flusso della Storia, come se gli uomini non avessero mai cessato di passare da una fase nomade ad una sedentaria. Al tempo stesso, questo invito un po’ antico possiede una componente brutalmente materialistica e concreta, la stessa materialistica concretezza di un oggetto collocato in un punto ben preciso: uno scaffale, una vetrina, un cassetto nascosto. Ma il fascino di questa espressione è il suo essere anche terribilmente romantica, divisa tra i toni di un romanzo di formazione ottocentesco e il viaggio di un instancabile esploratore che riesca, infine, a trovare un luogo in cui fermarsi.

Lo Spazio è sempre la presenza fisica di una dimensione e percezione mentale. Esso è stasi, stabilità, immutabilità; sicurezza, ma anche noia. E’ lo strumento in cui il Tempo si imprime per eternizzarsi, l’ambizione a un divenire senza fine. Lo Spazio è qualcosa che va modellato affinché possa trasformarsi in “posto”, il nostro posto; il Tempo, invece, non indugia e prosegue senza concedersi gesti da vasaio atti a modellare il volto del mondo. Passato e Futuro sono categorie che ci illudono che il Tempo possa farlo, ma in realtà esso non è che un Presente di cui abbiamo reale percezione solo una volta che è andato perduto.

In questa linea retta senza fine alcuna, fatta di continui cambiamenti, costante ricerca, trovare il proprio posto nel mondo corrisponde al momento in cui si tenta di riprendere fiato dopo una corsa fatta senza mai fermarsi. Una corsa che può ricominciare dopo poco o lungo tempo, non è questo il punto: chi trova il proprio posto nel mondo è il viaggiatore i cui passi procedono sicuri perché imprimono la propria forma nell’argilla morbida della Terra. Non è un’impronta imposta in cui cercare di inserire, con fatica, il piede, bensì qualcosa creato ex novo da chi è artefice del proprio destino. Forse è per questo che una tale forma di esortazione ha un sapore così vintage, come un vecchio libro sul comodino di un anziano parente, ma al tempo stesso è così ben gradita:  in essa c’è l’augurio di un viaggio che diventi cammino e non salti fatti per rincorrere l’effimera corsa del tempo.