Parlaci di te (ma che domanda è)?

21 Ago

Parlaci un po’ di te-: non poche volte mi è stata posta questa richiesta. Ci pensavo ieri, mentre ero al lavoro su di un nome da trovare per un’azienda; barricata tra i vocabolari e gli appunti su cui stendere le prime proposte, all’improvviso è risuonata nella mia mente, quasi che il mio stesso Io stesse ponendomi la domanda.

Sono sempre andata in crisi quando, durante un colloquio di lavoro o semplicemente chiacchierando con qualcuno del più e del meno, mi è stata posta questa richiesta. Ricordo all’università, durante l’esame di storia moderna: la professoressa mi spiazzò totalmente perché la sua prima domanda fu -Parlami del ‘500-. La risposta fu un balbettio da pesce lesso, strategia di scarso successo atta a prender tempo, mentre cercavo nella mia testa qualcosa da cui partire e pensavo -Che razza di domanda è parlami del ‘500?!-. Ancor oggi, credo che sia stata una delle domande d’esame più difficili a cui abbia risposto, perché dietro quella secca semplicità, dietro quella cifretta da manuale di storia, si ergeva un universo intero, fatto di battaglie e opere d’arte, di politici e poveracci, di scoperte scientifiche e tribunali della Santa Inquisizione. E poi, il ‘500…il primo? il tardo? italiano? tedesco? da che parte iniziare? di che cosa parlare per prima? cosa merita d’esser citato, cosa d’esser nascosto?.

Ecco, tutte le volte che qualcuno mi ha chiesto di parlargli di me, ho provato lo stesso breve spiazzamento che suscitò quella domanda d’esame. “Me” è una parola brevissima, sottile e lineare come un orizzonte dietro cui, però, si nascondono infinite distese di mare. Cosa devo dirti di me? Cosa vuoi sapere? Meglio iniziare dagli studi che ho fatto o dalla mia passione per i gatti? Devo dire che non so cucinare?  Che non mi piace guidare? Cosa devo e cosa voglio?. Certo, in un colloquio di lavoro non so quanto sarebbe utile svelare che do un nome ad ogni mio computer, nè credo che ad un conoscente possa interessare il mio amore per il cinema d’animazione dell’est europeo. Ma non è questo il punto. Pertinenza a parte, –parlaci di te– è una domanda così falsamente ingenua, così insidiosa, così profonda che finisco sempre per rispondere al mio interlocutore con una sorta di “scaletta preimpostata”, che pone la domanda sui solidi binari della formalità e l’allontana da quelle porte sul proprio Io che, molto spesso, nemmeno noi sappiamo come aprire. O di avere.

Art by Chema Madoz

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2 Risposte to “Parlaci di te (ma che domanda è)?”

  1. Applex 29 agosto 2012 a 13:17 #

    Mi è piaciuto moltissimo questo pezzo. Anche a me, qualche volta , è successo e maldestramente cominciavo la risposta elencando gli estremi della carta d’identità 🙂 ……

    • sabaercole 29 agosto 2012 a 13:53 #

      Ti ringrazio 🙂 eheh, io per sicurezza ho sempre seguito la scaletta del curriculum vitae europeo che lascia, però, passioni e interessi in fondo alla lista…

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